Sabato, Bologna
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lunedì 15 novembre 2010
Incontri con il cinema asiatico
All’inaugurazione del Festival sul cinema asiatico visione del Confucio di Fei Mu restaurato dalla Cineteca di Bologna, oltre ad interessanti racconti sulla Corea del Nord di un amico del fidanzato appena rientrato da un festival di cinema a Pyeongyang
Sabato, Bologna
Sabato, Bologna
Festa di compleanno con cinefili e componenti della Cineteca di Bologna. Sono un po’ scandalizzati dal mio sconcerto su Fei Mu. Si, è vero, dicono ammettendo in parte le mie critiche, è un film del ’40 che sembra degli anni venti, non ha una struttura narrativa unitaria, le massime di Confucio sono telefonate invece che rese drammaturgicamente, ci si perde nella storia, ci si confonde sui personaggi, il set è raffazzonato… ma è una pietra miliare del cinema classico cinese! Non devo poi perdermi Primavera, il suo film intimista del ’48… sembra Antonioni!
lunedì 8 novembre 2010
Cronaca del weekend
Venerdì
Dopo aver cercato inutilmente di riparare il mio pc con Nasrul, uno dei pakistani che ha un ufficio di transazioni finanziarie nella cantina del condominio, cena da Satollo a Testaccio con il fidanzato e i suoi amici del Foglio e della Rai con bimbe appena nate o in arrivo.
In mezzo ai racconti delle neo-mamme sui bambini (inevitabili!:-)), i discorsi di uno dei conduttori sul programma “E se domani…” con salvataggi di tartarughe e manifestazioni Green Peace e il resoconto di Maria Rosa Mancuso sull'organizzazione del Festival del cinema di Roma. Peccato non aver sentito la sua opinione sul film Una vita tranquilla che ho visto martedì (e magari sul paragone con History of violence di Cronenberg).
Bello il racconto del fidanzato di un’intervista a Hitchcock trovata alle Teche RAI in cui H. racconta la sua scena “primaria” di quando fu rinchiuso a soli 5 anni per una intera notte in una cella di un carcere dal padre e un amico poliziotto ubriachi! Le sbarre che sono ritornate in tutti i suoi film.
Per i miei gusti da turista che cerca ancora il “pittoresco”, Satollo è un po’ troppo ricercato, ma è comunque molto buono: tartare di ricciola con burrata e puntarelle + spaghetti con canocchie e carciofi.
Sabato
Mattina nella solita, noiosa piscina. Poi pranzo in piazzetta a Monti con amica depressa per mobbing nel suo nuovo lavoro milanese e conseguenti strategie su come riuscire a vivere senza lavorare (insegnare italiano agli stranieri, vivere in Brasile affittando casa di Roma...).
Pomeriggio di shopping compulsivo nei negozietti- sartorie di via del Boschetto. 1 maglia e un vestito corto nero da Kokoro e un vestitino corto con disegni anni sessanta che hanno finito di cucirmi sotto il naso!
Sera: cena dalla mia nuova amichetta dell’ufficio, Carmen. Con fidanzato e amica del corso di arabo. Prevalentemente colleghi del Sole 24 ORE. Il fidanzato per poco non si è accapigliato con collega, nobile napoletano, e la sua fidanzata straconservatrice di Radio Radicale che nel suo blog l’ha bollato come collaboratore dell’Unità.
Dopo aver cercato inutilmente di riparare il mio pc con Nasrul, uno dei pakistani che ha un ufficio di transazioni finanziarie nella cantina del condominio, cena da Satollo a Testaccio con il fidanzato e i suoi amici del Foglio e della Rai con bimbe appena nate o in arrivo.
In mezzo ai racconti delle neo-mamme sui bambini (inevitabili!:-)), i discorsi di uno dei conduttori sul programma “E se domani…” con salvataggi di tartarughe e manifestazioni Green Peace e il resoconto di Maria Rosa Mancuso sull'organizzazione del Festival del cinema di Roma. Peccato non aver sentito la sua opinione sul film Una vita tranquilla che ho visto martedì (e magari sul paragone con History of violence di Cronenberg).
Bello il racconto del fidanzato di un’intervista a Hitchcock trovata alle Teche RAI in cui H. racconta la sua scena “primaria” di quando fu rinchiuso a soli 5 anni per una intera notte in una cella di un carcere dal padre e un amico poliziotto ubriachi! Le sbarre che sono ritornate in tutti i suoi film.
Per i miei gusti da turista che cerca ancora il “pittoresco”, Satollo è un po’ troppo ricercato, ma è comunque molto buono: tartare di ricciola con burrata e puntarelle + spaghetti con canocchie e carciofi.
Sabato
Mattina nella solita, noiosa piscina. Poi pranzo in piazzetta a Monti con amica depressa per mobbing nel suo nuovo lavoro milanese e conseguenti strategie su come riuscire a vivere senza lavorare (insegnare italiano agli stranieri, vivere in Brasile affittando casa di Roma...).
Pomeriggio di shopping compulsivo nei negozietti- sartorie di via del Boschetto. 1 maglia e un vestito corto nero da Kokoro e un vestitino corto con disegni anni sessanta che hanno finito di cucirmi sotto il naso!
Sera: cena dalla mia nuova amichetta dell’ufficio, Carmen. Con fidanzato e amica del corso di arabo. Prevalentemente colleghi del Sole 24 ORE. Il fidanzato per poco non si è accapigliato con collega, nobile napoletano, e la sua fidanzata straconservatrice di Radio Radicale che nel suo blog l’ha bollato come collaboratore dell’Unità.

Domenica
Rinuncio all’idea che mi era balenata di partecipare al casting romano di thesartorialist e mi dedico al pranzo per il fidanzato in terrazzo (carciofi fritti e risotto alla zucca). Litigio su Fini e la Tulliani.
Io non sopporto proprio le prostitute al potere, soprattutto queste mezze tacche ipocrite, prive totalmente della nobiltà e della tragicità delle prostitute di strada, senza parlare della grandezza delle Du Barry… Ma il fidanzo questo non lo capisce, lui pensa che il mio sia moralismo, io penso sia femminismo. Pace e passione sulle note del Brigante di Bennato…
La sera trionfo dionisiaco al concerto di Youssou N'Dour. Pubblico senegalese impazzito. Quello italiano lo segue. Balli tra le poltrone, nei corridoi, sul palco.
venerdì 26 marzo 2010
Philippe Forest: brevi appunti di ritorno dalla Festa del libro...
all'Auditorium, prima di andare a dormire.
La scrittura come necessità per affrontare il dolore, anche se poi non lo risolve. Perchè non c'è rimedio al dolore, scrittura che riflette assenza di senso della vita
La scrittura come necessità per affrontare il dolore, anche se poi non lo risolve. Perchè non c'è rimedio al dolore, scrittura che riflette assenza di senso della vita
(sull'assenza di senso della vita non so... ma non mi sono sempre tuffata nella scrittura ogni volta che ho avuto un lutto?)
Un dolore a cui non si può sfuggire perchè nella vita c'è l'eppure degli haiku di Kobayashi Issa, il "sarinagara", titolo di uno dei romanzi di Forest
… è di rugiada
è un mondo di rugiada
eppure eppure
Kobayashi Issa
Ma scrivere del dolore e della morte, affrontare il patetico così poco frequentato dalla letteratura francese che risente della tradizione classicista, ha anche una funzione "engagé" in una società che li ha rimossi. Soprattutto se si parla di un dolore che sconcerta come quello della morte di una bambina di 4 anni, e che suscita nei lettori simpatia e al tempo stesso rifiuto per Forest e i suoi romanzi.
La sua vita è il punto di partenza dei suoi romanzi, ma non li considera autobiografici. Perché quando si racconta la propria vita si fa già un romanzo. Il soggetto si reinventa con la scrittura. La vita è la necessaria l’esperienza di partenza, che poi è oggetto di elaborazione nei suoi romanzi esattamente come in quelli di pura finzione. Nell’ "Enfant éternel" c’è tutto un lavoro di costruzione, effetti d’eco che si stabiliscono tra la storia raccontata e storie prese dalla letteratura infantile, Peter Pan per esempio, o dalla letteratura tout court, Hugo, Mallarmé. Non si può sfuggire alla letteratura. Non è possibile fare una trascrizione diretta della verità. Non appena ci si mette a farlo si è già passati dalla parte della finzione, del romanzo.
In "Nuovo amore" affronta una storia d'amore lasciando un finale aperto, per non inserirsi nella tradizione dei romanzi d'amore in cui lo scrittore sopravvive alla fine dell'amore o, ancora più frequentemente, alla morte dell'amata che viene poi idealizzata.
(Questo però, Forest, è vero nei romanzi d'amore e nei melodrammi scritti dagli uomini! E li possiamo veramente definire romanzi d'amore? Non certo in Jane Austen e in tutte le scrittici d'amore...:-))
domenica 21 marzo 2010
Sullo scrivere: Carofiglio
Come mai un ragazzino che da grande voleva fare lo scrittore si è trovato invece a fare il magistrato?
La risposta, o almento una delle risposte, è: paura. Paura di provarci davvero e scoprire di non essere capace. Per via della paura ho cercato, e naturalmente trovato, ogni sorta di espedienti e diversivi per rinviare il momento della verità.
(...)
Una storia comincia, per me, contemporaneamente alla visione del suo finale e alla nascita del protagonista. Anzi direi: almeno dei suoi due protagonisti principali. Questa fase precede di molto l'inizio della scrittura vera e propria. Per settimane o anche mesi cerco di capire chi sono questi personaggi e perchè devono muoversi verso quel finale.
(...)
Quando alla fine comincio a scrivere attraverso una prima fase frenetica e alluvionale. (...) Quando ho generato questo ammasso di parole, del quale solo vagamente si intuisce un disegno, so che lì dentro è nascosta la mia storia e che la vera scrittura sta per cominciare. Michelangelo diceva che in ogni blocco di granito è prigioniera una statua e che il compito dello scultore è di liberarla. Allo stesso modo in quei blocchi di parole sono imprigionate storie e personaggi che attendono anche loro di essere liberati.
In questo senso la scrittura, come la scultura, è arte del togliere. (...) Senza pietà, perchè spesso è proprio quello che ci piace di più, cioè che soddisfa il nostro narcisismo, che impedisce alla storia e ai personaggi di liberarsi completamente.
(...)
Credo che lo scrivere abbia a che fare con la paura, sia un nuotare sott'acqua trattenendo il fiato o un vero e proprio negoziato con le ombre, secondo le bellissime definizioni rispettivamente di Scott Fitzgerald e di Margaret Atwood.
E' come percorrere una stanza buia alla ricerca di un'uscita che non sei mai sicuro di trovare (...) momento dopo momento scopri che le cose non sono mai come le immaginavi. E intorno a te, invisibili e reali, le ombre (...) Ci sono cose che ti aiutano in questo viaggio nel buio e in questo negoziato con le ombre. Gli altri libri per esempio, da usare come piccole torce per fendere almeno un poco l'oscurità.
La risposta, o almento una delle risposte, è: paura. Paura di provarci davvero e scoprire di non essere capace. Per via della paura ho cercato, e naturalmente trovato, ogni sorta di espedienti e diversivi per rinviare il momento della verità.
(...)
Una storia comincia, per me, contemporaneamente alla visione del suo finale e alla nascita del protagonista. Anzi direi: almeno dei suoi due protagonisti principali. Questa fase precede di molto l'inizio della scrittura vera e propria. Per settimane o anche mesi cerco di capire chi sono questi personaggi e perchè devono muoversi verso quel finale.
(...)
Quando alla fine comincio a scrivere attraverso una prima fase frenetica e alluvionale. (...) Quando ho generato questo ammasso di parole, del quale solo vagamente si intuisce un disegno, so che lì dentro è nascosta la mia storia e che la vera scrittura sta per cominciare. Michelangelo diceva che in ogni blocco di granito è prigioniera una statua e che il compito dello scultore è di liberarla. Allo stesso modo in quei blocchi di parole sono imprigionate storie e personaggi che attendono anche loro di essere liberati.
In questo senso la scrittura, come la scultura, è arte del togliere. (...) Senza pietà, perchè spesso è proprio quello che ci piace di più, cioè che soddisfa il nostro narcisismo, che impedisce alla storia e ai personaggi di liberarsi completamente.
(...)
Credo che lo scrivere abbia a che fare con la paura, sia un nuotare sott'acqua trattenendo il fiato o un vero e proprio negoziato con le ombre, secondo le bellissime definizioni rispettivamente di Scott Fitzgerald e di Margaret Atwood.
E' come percorrere una stanza buia alla ricerca di un'uscita che non sei mai sicuro di trovare (...) momento dopo momento scopri che le cose non sono mai come le immaginavi. E intorno a te, invisibili e reali, le ombre (...) Ci sono cose che ti aiutano in questo viaggio nel buio e in questo negoziato con le ombre. Gli altri libri per esempio, da usare come piccole torce per fendere almeno un poco l'oscurità.
venerdì 8 gennaio 2010
Gamberi e uomini
Finalmente sono riuscita a trovare il ristorante cinese alla moda qui vicino (Hang Zhou, detto anche Sonia) senza fila e sono entrata di corsa! Orario: 19.30, fortuna che la mia amica è una nordica e non si è troppo scandalizzata.
Ravioli di gamberi, gamberi al te, riso ai gamberi e tante chiacchere sugli uomini: mariti, amanti, ex, nuovi, ritrovati, uomini delle amiche, mariti delle colleghe, incontri clandestini, matrimoni senza passione, caffe letterari dedicati a racconti sui rapporti tra i sessi...
Comunque i gamberi erano buoni!:-)
Ravioli di gamberi, gamberi al te, riso ai gamberi e tante chiacchere sugli uomini: mariti, amanti, ex, nuovi, ritrovati, uomini delle amiche, mariti delle colleghe, incontri clandestini, matrimoni senza passione, caffe letterari dedicati a racconti sui rapporti tra i sessi...
Comunque i gamberi erano buoni!:-)
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mercoledì 14 ottobre 2009
lunedì 5 ottobre 2009
Al Ghetto: nostalgia per i tempi andati
lunedì 14 settembre 2009
Going out: Esquilino, Monti e Trastevere
Piccole recensioni dei luoghi dello scorso weekend.
- Venerdì sera aperitivo a Monti, ai Tre scalini di via Panisperna. Sempre bello i 3 scalini! E ora che c'è meno gente anche meglio, senza file per i tavoli! La mia scelta, ottima per qualità/prezzo è ormai sempre la stessa: bufala (enorme!) con rucola e pomodorini + salsiccette al tartufo da spiluccare (sui 3 euro) + un bicchiere di rosso o quartino alla mescita.
- Sabato sera cena all'indiano di piazza Trilussa a Trastevere. In assoluto il ristorante indiano più romantico che c'è! A lume di candela, sulla terrazza proprio sopra le scale di piazza trilussa. Non ottimo come prezzi e anche per la qualità meglio il Marajah di Monti, ma... vuoi mettere la location?
- Domenica mattina, breakfast all'Esquilino, nel bar di fronte a Santa Maria Maggiore. Non avevo i biscotti e così sono scesa, ma che... LADRI!!! 2 caffe, 2 croissant e una spremuta 22 euro! Proprio un luogo da turisti... ma che peccato! Perchè nel quartiere è il più scenografico.
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domenica 6 settembre 2009
Il mio cinese preferito (in estate)
La Pace, a Monti.
Non si mangia perfettamente, ma d'estate i tavolini all'aperto nella piazzetta sono impagabili!
Non si mangia perfettamente, ma d'estate i tavolini all'aperto nella piazzetta sono impagabili!
La ciclista della domenica: come salire sull'Esquilino!
E' vero, è centrale, vicino al lavoro, anche fascinoso nel suo degrado multietnico, ma la sera è... spettrale. E per me che ero abituata ai centri storici, a Bologna dove avevo le osterie sotto casa e che vivo senza macchina e motorino cominciava a diventare un problema... fino a quando ho deciso: MI SONO COMPRATA LA BICICLETTA!
E ora è tutto vicinissimo e sto scoprendo un sacco di percorsi e nuove strade, scelta devo dire obbligata perchè visto che l'Esquilino è un colle per risalirvi bisogna sempre scovare la via più facile. Ma ecco i risultati dei miei primi studi, anche intitolato:
Percorsi in bici: come salire sull'Esquilino (via Turati)
- Dai fori imperiali attraverso i vicoli di Monti: fare 10 metri di via Cavour e infilarsi subito a sinistra per prendere via Madonna ai monti. Quindi arrivare fino in piazzetta, prendere la strada che porta a piazza degli zingari, fare tutta via dei capocci, poi girare a sinistra per un pezzetto di via Panisperna e salire da via balbo e via viminale. Unico pezzo faticoso pezzetto di via Panisperna e inizio via Viminale.
- Dai fori imperiali versione campestre: salire a via della Polveriera facendo il marciapiede di via degli Annibaldi, poi a mano via della Polveriera, piazza San Pietro ai Vincoli, poi via per la bellissima via delle sette sale. Un viottolo di campagna in città!
- Dai fori attraverso la nuova movida di "Gay street": tutti i fori, via Labicana e via Merulana. La più lunga ma forse quella più in piano.
- Il traforo: dalla fontana di Trevi salire per stradine pedonali fino al traforo, quindi via Milano, via Balbo e via Viminale.
mercoledì 15 luglio 2009
Sporcizia e degrado all'Esquilino
Alcune proposte da EsquiliNotizie , newsletter del circolo PD, in primis la mia!
Care amiche e cari amici del rione,c’è una bella lettera in questo numero in formato ridotto, uno degli ultimi prima della pausa estiva della nostra newsletter. La lettera ci segnala sì situazioni negative e obiettivamente fastidiose per cittadini e residenti, ma lancia al contempo una serie di proposte, non sostitutive, ma che potrebbero diventare aggiuntive ed esemplari, rispetto a quelle che sono di stretta competenza degli enti e delle istituzioni preposte.Si parla cioè di quello che potremmo fare noi cittadini, direttamente, anche senza chiedere il permesso a nessuno. In un numero precedente di EsquiliNotizie lanciavamo l’idea di mettere una sedia davanti ad ogni portone del rione, sulla scorta di un fatto realmente accaduto, come piccola occasione di aggregazione, riposo, scambio di idee, e perfino di vigilanza “leggera” sul marciapiede e i suoi frequentatori. A questa proposta, oggi si aggiunge l’idea di organizzare iniziative di autopulizia dello spazio davanti al proprio portone, e magari con l’aggiunta di una pianta verde.Pensate che forza: davanti a tutti i portoni dell’Esquilino potremmo avere, con pochissimo sforzo e quasi nessuna fatica, uno spazio pulito, con una sedia e una pianta. Vogliamo cominciare anche da qui?
Continua...
Care amiche e cari amici del rione,c’è una bella lettera in questo numero in formato ridotto, uno degli ultimi prima della pausa estiva della nostra newsletter. La lettera ci segnala sì situazioni negative e obiettivamente fastidiose per cittadini e residenti, ma lancia al contempo una serie di proposte, non sostitutive, ma che potrebbero diventare aggiuntive ed esemplari, rispetto a quelle che sono di stretta competenza degli enti e delle istituzioni preposte.Si parla cioè di quello che potremmo fare noi cittadini, direttamente, anche senza chiedere il permesso a nessuno. In un numero precedente di EsquiliNotizie lanciavamo l’idea di mettere una sedia davanti ad ogni portone del rione, sulla scorta di un fatto realmente accaduto, come piccola occasione di aggregazione, riposo, scambio di idee, e perfino di vigilanza “leggera” sul marciapiede e i suoi frequentatori. A questa proposta, oggi si aggiunge l’idea di organizzare iniziative di autopulizia dello spazio davanti al proprio portone, e magari con l’aggiunta di una pianta verde.Pensate che forza: davanti a tutti i portoni dell’Esquilino potremmo avere, con pochissimo sforzo e quasi nessuna fatica, uno spazio pulito, con una sedia e una pianta. Vogliamo cominciare anche da qui?
Continua...
martedì 17 febbraio 2009
Tè sull'Appia Antica

Che bel weekend di San Valentino! Venerdì aperitivo diventato cena ai Tre Scalini di via Panisperna, sabato cena all'indiano sulle scalinate di piazza Trilussa e per concludere domenica pomeriggio un tè al baretto sull'Appia Antica all'angolo con via Cecilia Metella.
Tutto un po' sconclusionato, ma ero di buon umore e non me ne importava niente, anzi mi divertiva.
Dall'affollamento dei Tre scalini con sosta in attesa tavolo al banco, piacevolissima e molto alcolica al punto che poi del tavolo non ce ne importava più niente. Alla terrazza dell'indiano, bellissima sul lungotevere e romanticamente a lume di candela, ma con le lampade riscaldamento che si rompevano in continuazione lasciandoci al gelo e camerieri confusissimi. Fino al baretto dell'Appia, bello proprio perchè così rozzotto con le sue sedie di plastica fuxia (abbinate al mio cappotto!), un bar di paese sull'Appia Antica, la campagna in mezzo alla città.
Non vedo l'ora che sia estate, quando ci andrò per un aperitivo al tramonto (costo del prosecco + noccioline 4 euro!).
lunedì 29 dicembre 2008
Ritorno all'Esquilino
Gran bel Natale bolognese. Parenti, amici ritrovati, pranzo polacco il 25, tortellini il 26. E gran festa alla vigilia, piena di persone interessanti, con falò nel cortile, recite di poesie alla luce del fuoco, redistribuzione dei doni portati da ciascuno. Poi passeggiate notturne nelle viuzze del centro storico, sotto i portici, davanti alle osterie, con la nebbiolina, le luci, gli odori di sempre.Un po' di nostalgia al mio ritorno all'Esquilino... tutta questa fatica per scappare da Bologna, e perchè poi?
Ma poi alla ricerca di una pizzeria aperta sono finita davanti al Palazzo delle Esposizioni, in via Nazionale, così vicino a casa. Aperto fino alle 22.30!
E dentro, oltrepassando statue etrusche, sono giunta ad una mostra di Bill Viola, emozionante ed evocativa (http://www.palazzoesposizioni.it/billviola/).
Il tutto nella bella la cornice del Palazzo delle Esposizioni, con un'ottima ristrutturazione, servizi all'americana come la libreria, il forum, il laboratorio d'arte, con il caffe e il ristorante da Gambero rosso e anche una sala cinema con festival e programmazione d'essay.
La pizza me la sono dimenticata e ho passato tutta la serata lì dentro.
Roma è ancora tutta da scoprire.
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