La scrittura come necessità per affrontare il dolore, anche se poi non lo risolve. Perchè non c'è rimedio al dolore, scrittura che riflette assenza di senso della vita
venerdì 26 marzo 2010
Philippe Forest: brevi appunti di ritorno dalla Festa del libro...
La scrittura come necessità per affrontare il dolore, anche se poi non lo risolve. Perchè non c'è rimedio al dolore, scrittura che riflette assenza di senso della vita
domenica 21 marzo 2010
Sullo scrivere: Carofiglio
La risposta, o almento una delle risposte, è: paura. Paura di provarci davvero e scoprire di non essere capace. Per via della paura ho cercato, e naturalmente trovato, ogni sorta di espedienti e diversivi per rinviare il momento della verità.
(...)
Una storia comincia, per me, contemporaneamente alla visione del suo finale e alla nascita del protagonista. Anzi direi: almeno dei suoi due protagonisti principali. Questa fase precede di molto l'inizio della scrittura vera e propria. Per settimane o anche mesi cerco di capire chi sono questi personaggi e perchè devono muoversi verso quel finale.
(...)
Quando alla fine comincio a scrivere attraverso una prima fase frenetica e alluvionale. (...) Quando ho generato questo ammasso di parole, del quale solo vagamente si intuisce un disegno, so che lì dentro è nascosta la mia storia e che la vera scrittura sta per cominciare. Michelangelo diceva che in ogni blocco di granito è prigioniera una statua e che il compito dello scultore è di liberarla. Allo stesso modo in quei blocchi di parole sono imprigionate storie e personaggi che attendono anche loro di essere liberati.
In questo senso la scrittura, come la scultura, è arte del togliere. (...) Senza pietà, perchè spesso è proprio quello che ci piace di più, cioè che soddisfa il nostro narcisismo, che impedisce alla storia e ai personaggi di liberarsi completamente.
(...)
Credo che lo scrivere abbia a che fare con la paura, sia un nuotare sott'acqua trattenendo il fiato o un vero e proprio negoziato con le ombre, secondo le bellissime definizioni rispettivamente di Scott Fitzgerald e di Margaret Atwood.
E' come percorrere una stanza buia alla ricerca di un'uscita che non sei mai sicuro di trovare (...) momento dopo momento scopri che le cose non sono mai come le immaginavi. E intorno a te, invisibili e reali, le ombre (...) Ci sono cose che ti aiutano in questo viaggio nel buio e in questo negoziato con le ombre. Gli altri libri per esempio, da usare come piccole torce per fendere almeno un poco l'oscurità.
sabato 5 settembre 2009
Muovo le ali di nuovo
Muovo le ali di nuovo
riprovando a non cadere da solo nel vuoto
per cominciare a diventare così com'é che avrei dovuto
solo se avessi comunque davvero voluto
tutte le cose che vedo
così nuove che a volte nemmeno ci credo
ed ho paura che il calore di un raggio di sole che ho sopra la testa
sciolga le ali di cera o mi abbagli la vista
e ora non starmi a sentire
tanto guarda ho anche paura di farti capire
sono bene o male solo soltanto parole
come gocce che non cambiano il livello del mare
non scende e non sale
ma sotto qualcosa si muove
e sono tutte quelle voci che tornano nuove
e tornano più forti in un giorno come gli altri
Muovo le ali di nuovo
verso un posto nuovo
muovo le ali di nuovo
perchè cerco un posto nuovo
muovo le ali di nuovo verso un posto nuovo, diverso
Dentro ai miei sogni ormai cosa c'é e cosa resta
soltanto i mostri che ho dentro alla testa
non era oro quello che brillava
non era eterno quello che restava
non era amore neanche quello che mi amava
eppure mi sembrava
la sola cosa sicura che avevo
ma mi sveglio lentamente
non può piovere per sempre
nessuno ti dice mai niente
infatti a me nessuno mi ha detto mai niente
e qual'é veramente il problema
rimanere da soli o cambiare sistema
e se una cosa importante vale meno di zero
e una cazzata qualunque diventa un delirio
io spingo e vado avanti in questo giorno come tanti
Muovo le ali di nuovo
verso un posto nuovo
muovo le ali di nuovo
perché cerco un posto nuovo
muovo le ali di nuovo
verso un posto nuovo, diverso.
lunedì 15 dicembre 2008
La struttura della storia secondo Vogler
Appunti da un corso di Sceneggiatura
La storia si articola in 12 punti:
- Il Mondo Ordinario (o premessa) nel quale s’introducono gli elementi principali della storia (desiderio, problema, bisogno, contesto).
- Il richiamo all’avventura o evento scatenante. A volte può prefigurare anche l’evento culminante.
- Il rifiuto dell’avventura da parte del protagonista perché l’avventura cambierà il protagonista e la reazione normale al cambiamento è la resistenza. Il rifiuto, poi, fa capire che la posta in gioco è alta, il viaggio è rischioso e pericoloso.
- Il mentore: il rifiuto va vinto e per far ciò spesso si usa la figura del mentore. colui che consiglia, anche se talvolta tale funzione può essere svolta da una situazione.
- L'attraversamento della soglia, il punto di svolta a conclusione del I Atto che dal Mondo Ordinario consente l’ingresso nel Mondo Straordinario. A cavallo di tale punto interviene una figura, il guardiano della soglia, che impedisce il passaggio al Mondo Straordinario al fine di generare un conflitto; può anche non essere una persona, ma una situazione, un ammonimento o un conflitto interno.
- Prove, Alleati, Nemici. Entrando nel II Atto si entra in un mondo sconosciuto per il protagonista L’alleato ci spiega cosa pensa il protagonista. Questo momento può essere giusto per formare un team.
- L’avvicinamento alla caverna, ovvero l’avvio verso la parte centrale: caverna perché nelle storie mitiche l’eroe entra nella caverna per ammazzare il drago. E’ quello che Truby chiama piano. L’eroe pensa a come affrontare il compito al fine di raggiungere il suo obiettivo. Se non c’è un piano è il momento per altri guai al nostro protagonista. Ogni ostacolo deve essere maggiore di quello precedente. Oppure se fino a questo punto la storia non ha avuto tregua è il momento di tirare il fiato (ad es. una scena attorno al fuoco).
- L’incontro con la morte, la prova centrale. Tale appuntamento viene anticipato di parecchio rispetto agli schemi di Truby o di Mckee: se il protagonista incontra la morte già a metà film che succederà poi? Il punto centrale è il momento della caverna, un momento che richiede un evento importante senza il quale la seconda metà del II atto si affloscerebbe. Secondo Truby l’incontro con la morte ha una funzione in virtù del cambiamento del protagonista, per Vogler è una foto del personaggio a questo punto della storia; Vogler parla di insuccesso, Truby parla, invece, di sconfitta apparente. La prova centrale dovrebbe essere anche una vittoria tematica, del tema o del controtema. Le svolte sono i momenti in cui il tema è il controtema si affrontano. Il controtema serve a dare spessore al conflitto interiore del protagonista. Si pensi al tema in termini di valori assoluti: libertà – schiavitù etc… Ad es. ne L’attimo fuggente è chiaro il conflitto fra libertà e conformismo. Secondo Vogler è l’incontro con la morte del protagonista, ma può anche essere la morte di un’altra persona. Questa prova centrale può anche essere ritardata al terzo atto.
- Ricompensa, dove il protagonista ottiene i frutti della raccolta: questo è un buon momento per un riepilogo o in cui gli altri personaggi imparano qualcosa sul protagonista che ha appena superato la prova centrale.
- Fuga dal Mondo Straordinario, le cui forze, effetti però inseguono il protagonista
- Resurrezione: il vero incontro con la morte. Questo è il momento di conflitto più intenso in cui l’eroe cambia, opera la scelta definitiva in forza del cambiamento appena avvenuto o in essere. In tal modo si risolve l’interrogativo drammatico e quello tematico.
- Ritorno con l’elisir: il protagonista torna a casa, nel mondo ordinario, cambiato.
lunedì 17 novembre 2008
Seminario di Dara Marks: “the change we need”
Dal seminario di sceneggiatura a cui sono stata giovedì scorso:
La crescita e il cambiamento fanno parte del ciclo della vita.
- Perché il cambiamento è essenziale per crescere, è un requisito obbligatorio della vita
- Se qualcosa non cresce e si sviluppa è destinato al decadimento e alla morte
- Non esistono condizioni di stasi in natura. Niente è mai in una posizione permanente, o cresce o diminuisce
Anche in sceneggiatura per avere una storia interessante il protagonista deve essere in una fase della sua vita in cui per sopravvivere deve cambiare. Il conflitto nasce dalla resistenza al cambiamento del protagonista, dalla sua lotta interiore per mantenere i vecchi meccanismi di sopravvivenza.
La maggior parte di noi infatti resiste al cambiamento e si afferra ai vecchi meccanismi di sopravvivenza perché sono familiari e sembrano più sicuri. Perché è più facile coabitare con ciò che conosciamo che affrontare il nuovo, anche se ciò che conosciamo ci fa sentire soli, depressi, impauriti, non amati. Il risultato è che molti di noi combattono per mantenere relazioni distruttive, lavori non soddisfacenti, dipendenze dannose, comportamenti immaturi anche se in essi non c’è più nessun valore e vitalità.
In sceneggiatura la resistenza del protagonista al cambiamento viene definito da Dara Marks come il fatal flaw, ovvero la lotta all'interno del personaggio per mantenere vecchi schemi di sopravvivenza che ormai hanno perso la loro utilità.
Grande Dara! Utile non solo per la sceneggiatura.
Per saperne di più sul Fatal Flow secondo Dara Marks: http://www.storylink.com/article/192